E' un difetto essere così instabili, essere incapaci di adattarsi più a lungo di un determinato tempo ad una situazione, a delle persone.
Credo che sia questo che mi porta alla solitudine che solo io sento, solo io vedo. Chi altro potrebbe accorgersi di qualcosa che sono io a creare, come se tutto quello che ricercassi fosse per il mio bene.
Credo ci sia un po' di masochismo in chiunque, non solo in me. A ciascuno la sua forma, la mia è questa.
Mi circondo di persone sempre diverse per il semplice motivo di non riuscire, dopo periodi di lunga frequentazione, a tollerare gli atteggiamenti o le parole della gente. Io stessa, me ne rendo conto, vado presa a piccole dosi. Creo compartimenti stagni, che non si mescolino tra loro, per avere via di fuga dai gruppi di persone, scappatoie per allontanarmi dalle mie diverse realtà per poi tornarci dopo diverso tempo, quando toccherà nuovamente alla stessa cerchia avere "l'onore" di riavermi.
E' questo dunque che c'è dietro le famose sfaccettature, i mille volti, le infinite maschere. C'è la noia di chi egoisticamente prende solo ciò che vuole dalle persone, concedendo quanto basta per farsi apprezzare un minimo. Ma nessuna pietà viene riservata quando è la noia, quando è il vuoto che percepisco.
Quale evidente segno di immaturità è peggiore di questo mio atteggiamento?
E' possibile superare questo stato di cose? Mi rendo conto che è inutile cercare una persona in grado di darmi grandi sentimenti se non sono io per prima ad imparare a farmi bastare quello che umanamente mi viene dato.
Perchè io non sono migliore, io non sono superiore. Nella mia intolleranza mi accorgo di quanto poco basti agli altri per sopportarmi per più tempo di quanto io riesca.
Eppure forse questa disposizione non è nemmeno completamente colpa mia. Parlando con mio fratello, quello reale, è venuto fuori che anche lui è costretto a comportarsi nella medesima maniera, sempre stanco dopo poco della stessa compagnia.
Ultimamente c'è un silente accordo tra noi due che cerchiamo la reciproca presenza nei propri gruppi di amici.
E ancora una cosa risulta evidente: è empatia che cerco, non giri di parole. Quell'empatia per cui uno sguardo valga mille parole, dove è il silenzio il sovrano e le parole sono solo un contorno felice, un confronto di idee nuove non di antiche posizioni.
Creare un legame simile non è facile, serve tempo e pazienza. Ed è forse proprio questa che non riuscendo a trovare mi spezza ogni possibilità.
Sono un gatto randagio che cerca per diletto od utilità gli altri, non sono un lupo parte di un branco.
Per quanto faccia male devo accettarlo.
appuntato da ShinyRose
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cattiveria, anomali comportamenti, amaro in bocca, moment of being