Mutevole inganno
la "semplice" vita di una "normale" ventenne...

la notte dopo il tramonto delle ANTICHE MEMORIE

Perchè in fondo chi scrive lo fa per essere letto, prima o poi. E meglio se da un estraneo.
chi sono
Sono quella che amo e che spesso non sopporto. Sono ed è già abbastanza, no?
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Mi hanno chiamata: Cla, Clacla, Claudi, Shiny, la Bruja, BBC (BadBlackCat), la strega, la caffeinomane, la Miss, Macedonia girl, SchizoClaudia, Competition girl, Discordia, Cinciallegra, l'attaccapezze, Conniguanti, Ciuchina, Robbe de Padova, la Iena, Sailor Mars, la piratessa ù__§ , Nausicaa, micia, Cla88ica, Luna Invernale.

la Piratessa ù__§ by Zeph


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odi et amo
Non apprezzo : La filosofia insegnata a scuola: mai capita. Imparare le cose mnemonicamente senza capire o ragionare. Chi non prova mai a guardare oltre i propri pregiudizi. Fare le cose che mi vengono imposte ed essere dipendente da qualcosa. Sentirmi in trappola e non potere controllare le mie emozioni e le mie lacrime. Stare male e non capire perchè. Chi deve fare sempre e comunque rumore
Amo : Solitamente i miei amici, nonostante spesso mi isoli da loro. Il CISV occasionalmente, viaggiare, scrivere i miei pensieri ovunque capiti. Le rose bianche e la cioccolata bianca. Ridere e sognare ad occhi aperti. Gli angeli,i gatti neri e gli elfi. Elisabetta di Baviera, colei che il mondo ha chiamato Sissi. La luna, mutevole come me. Il silenzio, la notte e la serenità che questa porta...
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I miei libri : Orgoglio e Pregiudizio (Jane Austen); per i libri in lettura più in basso c'è la mia libreria
I miei film : Kill Bill; Il Signore degli Anelli; Mouline Rouge; Shrek; Il diario di Bridget Jones; Il favoloso mondo di Amelie; L'era glaciale
La mia musica : a seconda del periodo...
Ipse dixit




"e nel mio piccolo mondo, quando chiudo gli occhi, sono una rosa splendente"


"la Vita è una ruota che gira: a volte si guarda il cielo, a volte il terreno..."


"La differenza tra una donna ed una ragazzina: tutte e due cercano spesso di essere l'altra."


"Oh no, non giurare sulla luna, sull'incostante luna che ogni mese si muta a meno che il tuo amore sia altrettanto mutevole."



"In fondo chi scrive lo fa per essere letto, primo o poi. E meglio se da un estraneo."


"Fa bene pensare al passato quando il futuro fa paura, pensare che non possa essere spazzato via per un semplice ed improvviso temporale..."


"Perchè piangere a testa alta è una mia prerogativa..."



Me medesima, la mia natura




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giovedì, 27 settembre 2007,ore 19:36

Continuò a parlarle, anche se lei era voltata di spalle e faceva finta di non ascoltare.
Doveva sempre finire così, con lei che faceva la bambina piccola e preferiva non affrontarlo, sfrontata, preferendo mostrargli quella sua finta indifferenza. Ma lui sapeva fin troppo bene che avrebbe ascoltato ogni sua singola sillaba.
Strinse i pugni, irritato da quell'atteggiamento infantile davanti al quale si era trovato ormai tante volte, e finse anche lui di non essere toccato dal fatto di stare parlando con un muro.
La osservò qualche istante: aveva preso a spostare degli oggetti sulla scrivania in disordine, muovendoli per cercare carte forse. Non gli interessava, come intuiva non interessava nemmeno a lei, troppo vaga e ripetitiva in quei gesti distratti, evidentemente non impegnata.
Quegli attimi di silenzio riempiti solo dal fruscio della carta lo resero ancora più nervoso.

"Dove stiamo andando?" disse allora, spezzando quell'atmosfera tesa con la sua voce grave e seria.
"Da nessuna parte, stiamo qui." rispose lei immediatamente, senza pensarci neppure, con il tono vagamente scocciato di chi sta rivelando un'ovvietà. La detestava quando si comportava così, facendo finta di non capire e trasformandolo, anzi, nell' idiota.  Ormai conosceva bene quella maschera di freddezza che lei si metteva puntualmente per sfuggire alle situazioni in cui si sentiva incastrata, intrappolata in qualcosa che non aveva previsto e da cui, era certa, non sarebbe uscita facilmente. Era così brava a diventare improvvisamente parte dell'arredamento di quella piccola stanza, in cui più volte avevano dormito insieme, uniti da un sentimento così diverso da quello ora presente, o forse ormai così rarefatto da non essere più considerabile presente.
"Dai, hai capito. Mi vuoi dire cosa succede?" tentò ancora, per quanto seccato dalla considerazione che lei non gli stava dando in quel momento, forse ora realmente preoccupato dalla situazione.
Lei tutto d'un tratto si fermò, paralizzando le braccia piegate in avanti a mezz'aria. "Smettila" disse solamente. Eppure quella risposta gelida bastò a farlo balbettare: era bravissima anche a farsi temere.
Sentendolo in difficoltà, nella sua magnanimità di donna (forse strascico di istinto materno ricevuto con la nascita per via del dannatissimo cromosoma X) decise di voltarsi girando sui tacchi per puntargli dritti gli occhi in faccia. "Cosa vuoi da me?" sibilò mentre lo fissava in maniera fredda.

Per un attimo lui credette davvero che a lei non gliene fregasse niente di lui, né di nessun altra persona all'universo se non di se stessa. Credeva di poter dire con sicurezza di non avere incontrato mai persona al mondo più egocentrica di lei; ma la cosa spaventosa era che lo stesso amore che donava alla sua stessa persona, lei, quando voleva, riusciva ad incanalarlo in affetto verso poche altre e mirate persone. Lui stesso aveva provato sulla sua pelle il calore della persona che ora gli sostava gelida di fronte.
"Niente, solo dirti che... beh, ti voglio bene." Spesso non riusciva a capacitarsi che a quella persona corrispondessero atteggiamenti così diametricalmente opposti, quelli di cui solo gli attori professionisti sono capaci nei film. Era terrificante realizzare quanta bravura nella finzione lei impiegasse per allestire certi modi di fare assunti quotidianamente.
Poi ad un tratto, come per fargli un dispetto, lei fece saltare in aria tutte quelle considerazioni che stava facendo nella sua mente: abbassò gli occhi, sorrise e lo avvicinò.
Anche lui sorrise questa volta, andando con le sue braccia a circondarle il corpo sottile, tirandola a sé per abbracciarla. Stranamente non incontrò alcuna resistenza.
Andò a baciarle dolcemente il collo. come sapeva che a lei sarebbe piaciuto, e mentre lei reclinava lentamente la testa all'indietro invitandolo a continuare, lui sorrise ancora, sapendo di avere vinto, per questa volta.

Continuò a poggiare le sue labbra sulla sua pelle calda e morbida, ma solo quando sentì le dita affusolate di lei cingergli il collo con più pressione ebbe chiaro tutto: ancora una volta era riuscita a fargli credere e fare quello che voleva lei.

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categoria : alter ego, versi poesie e brani
giovedì, 30 agosto 2007,ore 23:49

Accellerò i passi sul selciato, lasciando che la gente si girasse al rumore di quei tacchi che per quanto bassi facevano tanto rumore. O forse non era il rumore a farli voltare, forse semplicemente si stavano chiedendo perchè quella ragazza così ben vestita, pettinata e curata stesse correndo lungo il lato della strada.
Se ci avesse pensato un attimo se ne sarebbe accorta lei stessa: i capelli piastrati da poco ben lisci sulle spalle, il trucco così accuratamente semplice e studiato nella sua naturalezza, quei jeans stretti e la scollatura generosa ma non volgare che dovevano far risaltare il suo corpo magro ma ben fatto.
Tutta la sua figura era perfetta, preparata minuziosamente da lei per almeno due ore, per non contare la settimana spesa nelle piccole accortezze che le avrebbero assicurato la più smagliante delle apparenze.
Tutta la sua figura ora era lì a correre quasi in mezzo alla strada come in una scena da film. E lei si sentiva davvero come la protagonista di qualche commedia dove tutto non può che essere perfetto. Anche quell'incontro lo sarebbe stato, sì.
Tutta la sua figura era lì per Lui, lui che da ormai diversi mesi non vedeva, lui che in realtà lei sognava ogni notte nel più dolce dei suoi sogni. Lui sarebbe stato suo, di nuovo.

Infine raggiunse il luogo dell'appuntamento con il fiatone. Era in anticipo, come si era prefissata di essere dal momento in cui Lui le aveva detto che sarebbe andato. Subito gettò le mani sulla mini bag, aprendola e frugando alla ricerca dell'oggetto desiderato, con la concentrazione e la precisione che solo una donna riesce ad adoperare per trovare qualcosa tra le mille inutili cose che si è portata dietro.
Freddo. L'oggetto metallico era stretto nel suo pugno e non esitò un istante di più prima di tirarlo fuori  con gesti veloci, a scatto, mostrando al mondo quel nervosismo che si portava dietro, quell'eccitazione profonda che solo il pensiero del loro incontro poteva darle.
Pose lo specchietto davanti al viso, allungando un po' la testa in avanti come per vedere più accuratamente la sua immagine riflessa dentro. Fortunatamente non c'era nulla fuori posto e poteva rimanere tranquilla nel suo impeccabile aspetto. Anzi, per un istante le sembrò che il moto le avesse donato un colorito più acceso  e luminoso, e quella ciocca scivolata ribelle fuori dalle forcine non avrebbe dovuto essere spostata di un solo centimetro dalla sua nuova naturale posizione.
Sbattè un paio di volte gli occhi dalle ciglia nerissime allungate dal rimmel. Si vide così bella  che stentò a riconoscersi e finchè un sorriso radioso non le  deformò quel viso perfetto, rendendolo ancora più  fresco, rimase a guardarsi attraverso quella superficie argentata.

Quindi attese. Si trovò una panchina dove sedersi in modo tattico: l'avrebbe sicuramente visto arrivare prima che lui potesse scorgerla, così da fingere non curanza e mostrare una calma studiata da tempo appositamente per quell'incontro, certa di poter sfoderare tutto il proprio autocontrollo e la propria sicurezza.
Ormai mancavano pochi minuti e lui ancora non era lì: possibile che non fosse impaziente, come lei, di rivederla? Quando si accorse di avere costantemente lo sguardo puntato nella direzione da cui presumeva sarebbe giunto, per un attimo ebbe un sussulto al cuore. ma era davvero così sicura che sarebbe riuscita a mantenere il controllo? Era così certa che lui sarebbe stato suo nuovamente e lei sarebbe stata però capace di mantenere quel distacco freddo così da portare lui a fare il primo passo in quel senso?
Quanto batteva forte il suo cuore in quel momento. No. Doveva decisamente calmarsi.

Dopo diversi minuti spesi ad accertarsi delle sue emozioni si rese conto che non solo lui era in ritardo, ma le sarebbe toccato pure aspettare per almeno mezzora.
Un sospirò le sfuggì dalle labbra che nel frattempo avevano perso quel lieve tocco lucido del gloss che le rendeva così belle e voluminose. L'impazienza gliele aveva fatte inumidire con la lingua che ora sapeva di ciliegia, ed era riuscita a rovinare anche quella ciocca perfetta di capelli castani che distrattamente aveva cercato di riportare dietro l'orecchio finendo per schiacciarla contro la fronte.

Il pessimo umore ed il monologo interiore nel quale era ormai assorta, non la fecero voltare  all'avvicinarsi  di un'anziana.
"Mi scusi, ha l'ora?"
Era tutta colpa di Lui, non avrebbe dovuto farla aspettare come stava facendo. Era sempre stato egoista, anche quando si erano lasciati. Lui non si era curato minimamente di come lei l'avrebbe presa, anzi, sembrava proprio che volesse farla sentire in colpa dopo che Lui aveva deciso quella rottura. Che faccia tosta!
"Signorina.... mi scusi, ha l'ora?"
Sussultò quando si rese conto che accanto a lei quella persona la stava fissando con fare preoccupato.
Voltò la faccia verso di lei, osservandola a sua volta per capire cosa volesse. Evidentemente doveva avere una strana espressione in viso, perchè l'altra continuava insistentemente a tenerle gli occhi grigi puntati addosso.
Aggrottò le sopracciglia perplessa ma non disse niente, andando subito a guardare il display del cellulare.
"Sono le quattro e un quarto." Rispose con voce grave, quasi le rimproverasse di averla interrotta per una così banale domanda e per essere tanto maleducata nel guardarla così.
"Oh, la ringrazio davvero." Continuò l'altra sorriendole dolcemente, di un sorriso che solo una nonna può verso i suoi nipoti.
Forse fu quello a scuoterla. Rimase di stucco, tanto che socchiuse la bocca per lo stupore e fu costretta a seguire con gli occhi la lenta dipartita della vecchietta. I suoi gesti, la lentezza nel compierli, la gentilezza capace di disarmare, la pazienza. Tutto in lei l'affascinava terribilmente e continuò ad occupare i suoi pensieri anche dopo che quella era scomparsa.

Era stata così scortese nei confronti della signora, eppure non aveva ricevuto che un sorriso per lo più immeritato. Da quando lei era diventata così fredda, così insensibile a queste cose? Da quando aveva smesso quei gesti di quotidiano affetto verso chi la circondava troppo presa dalla propria esistenza?
Quando il mondo aveva preso a girare solo per il suo diletto e tutto era diventato improvvisamente dovuto nei suoi confronti? Tante domande sembravano avere deciso improvvisamente di perseguitarla così da farla sentire ingrata ed egosita.
E mentre quei pensieri la distruggevano dentro facendola sprofondare in quella nuova improvvisa solitudine che ora le pesava così tanto, se ne accorse.
La comprensione arrivò come un macigno sul suo cuore che in quell'attimo sembrava essersi fermato.
Ma non era così, infatti i palpiti ripresero lenti ma dolorosi. Era un martello quello che colpiva la sua cassa toracica dall'interno e pareva sfondargliela, trovando così una via di fuga per il suo cuore.

Tutto le fu chiaro e lo vide come in un flashback. la loro rottura, i suoi pianti, la sua disperazione, il suo autoannullamento. E poi la lenta guarigione col grigiore di ogni giornata nuovamente insipida, nuovamente vuota, la freddezza interna che cominciava a calare sulle cose, rivestendole come una patina gelata che copriva tutto, anche il suo cuore. E quel macigno che portava in petto. No, non era stata più quella di prima. Al suo posto c'era un freddo manichino incapace di amare, incapace di voler bene, di provare affetto, di sognare.
Una sola capacità le era rimasta: sopravvivere, e da quel momento non aveva fatto altro che trascinarsi avanti pensando solo a sé stessa, ad un futuro che non riusciva a vedere, che non riusciva a costruire.

Difficile dire se quelle lacrime, che improvvisamente le riempivano gli occhi senza riversarsi al di fuori, fossero di tristezza o piuttosto di profonda rabbia. Non è forse la disperazione ad unire entrambi questi sentimenti e non era forse disperazione quella che lei leggeva dentro di sé?
Non sapeva più niente, non capiva più niente. Tutto era annebbiato, poco nitido, provava solo un'enorme stanchezza.
Non sentì nemmeno quei passi farsi vicini, ma quando si accorse di quella presenza e sollevò il viso verso di Lui non c'erano più lacrime nel suo sguardo.
Lo fissò per alcuni istanti in silenzio; poi, usando tutta la freddezza che in quei mesi aveva donato agli altri struggendosi invece di sentimento per Lui,  decise di andarsene lasciandolo con semplici parole, le ultime che gli avrebbe mai più rivolto:
"Sei stato l'errore più grosso della mia vita."

appuntato da ShinyRose
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categoria : alter ego, versi poesie e brani
mercoledì, 29 agosto 2007,ore 10:43

Lei sorrise e, dopo aver tenuto lo sguardo verso il suolo per tutta la durata delle parole di lui, ritrovò la stabilità d'animo necessaria per guardarlo negli occhi. Ne vedeva attraverso, studiandoli forse per la prima volta oggettivamente, così distante dai rari sogni che si era concessa su una loro possibile storia. Li vedeva freddi, vitrei, privi di alcuna profonda emozione, visibilmente non toccati da quell'ondata emotiva che in quel momento aveva investito lei. Era palese il suo disinteresse.
Se ancora stava lì di fronte a lei era per pura cortesia, dettata forse da un'educazione bene impartita, e per una fredda pietà che gli era stata insegnata da una religione a cui era stato forzato sin da piccolo e alla quale non si era mai ribellato.
Eppure, nonostante lei facesse di tutto per assumere quella maschera composta che in qualche modo era riuscita a ricreare sul suo viso, i suoi occhi, di quel marrone caldo che talvolta prende le sfumature dell'oro ed altre quelle del rosso, i suoi occhi dicevano tutto.
Lui doveva essersi reso conto della forza che lei aveva condotto tutta in quel silenzioso gesto, e forse per un attimo ne ebbe paura, o rispetto, tanto da abbassare  il suo di sguardo.

"Pazienza." Commentò lei improvvisamente, con un tono di voce così calmo da fare per un attimo sospettare a chi le stava di fronte dell'esattezza delle emozioni che aveva tratto da quegli occhi che lo fissavano.
"In fondo dovevo aspettarmelo..." Continuò lei ancora. Furono queste parole aggiunte alle prime che destarono in lui la curiosità di studiare le espressioni del viso di chi le pronunciava.
E così fece, fissandola ancora e scoprendo gli occhi di lei, che immaginava ancora su di sé, così distanti in realtà dalla sua persona da potersi chiedere a cosa lei stesse pensando. Lei non era più lì, vicina a lui. Lei era lontana, persa in qualche luogo a lui sconosciuto, persa in qualche ricordo a lui non accessibile. Il suo comportamento gli diede quasi fastidio: era così sicuro di essere stato al centro delle attenzioni di lei per diverso tempo, almeno un paio di mesi ed ora, lusingato e perso in quella piccola vanità che colpisce ogni essere umano quando una cosa simile accade, si sentiva come un attore declassato al ruolo di semplice comparsa.  Non riusciva a tollerare in quel momento lei,  nei suoi confronti niente se non un mezzo di accrescimento della propria autostima, che ora aveva trasformato lui nel contorno della sua vita riprendendosi nuovamente il palcoscenico.

"Te lo aspettavi?" Azzardò allora lui continuando a fissarla, ora con fare perplesso, simulando però una voce colma di lodevole pietà così da lavarsi la coscienza nel momento in cui si sporcava del sangue di quel delitto. Poi tacque e non aggiunse altro. Aveva ottenuto il suo scopo, lei si stava voltando verso di lui.
In realtà lo irritava quella leggerezza con cui lei riusciva a continuare a guardarlo nonostante la situazione imbarazzante, quasi non fosse stata toccata dalla decisione di lui.
Anche se non avrebbe mai ammesso nemmeno a se stesso un pensiero di così meschina vanità, avrebbe dato qualsiasi cosa pur di sapere che lei stava soffrendo in quel momento.

E infine ci arrivò anche lui e comprese quel viso, in principio così inaccessibile, decifrandone ogni piega, ogni lineamento.
Quel sorriso, cucito in una piega così tesa ed innaturale della bocca, portava una vaga ironia amara, decisamente amara, mista ad una malinconia mal celata. Decisamente non c'era felicità in quell'espressione.
E gli occhi, quei suoi occhi marroni che a vederla la prima volta aveva apprezzato, erano bene spalancati di fronte a lui, scintillanti come mai li aveva visti prima, evidentemente sfiorati da una superficie brillante, coperti da quella patina di diamante che ne velava quasi il colore facendone due specchi.
Quelle erano lacrime trattenute, e lui, sebbene appagato il suo narcisismo, non riusciva a non provare fastidio per il modo in cui lei si permetteva di piantargli in viso le sue lacrime, incolpandolo definitivamente di quel delitto che ora pesava su di lui. Era sfrontatezza che non avrebbe dovuto permettersi nei suoi confronti, una sfrontatezza che tuttavia riusciva a farlo sentire piccolo e cattivo.
Si costrinse a sorridere, nonostante quelle sensazioni così contrastanti, mentre lei scrollava le spalle in tutta risposta alla domanda che lui le aveva posto.

Una scia di luce le rigò la guancia, ma lei non fece niente per disfarsi di quella goccia che in brevi istanti le aveva attraversato il viso correndo fino al mento. Il suo orgoglio non le permetteva di fermare quella reazione spontanea, come se non volesse mostrarsi in disaccordo con se stessa.
Lasciò che solo una ne cadesse, continuando a fissare lui che, per la prima volta da quando si erano conosciuti, le pareva stupido, privo di parole sensate, privo di quella sensibilità che le avrebbe lasciato il suo orgoglio. E' con quel pensiero in testa che allargò il sorriso sulle sue labbra, non senza uno sforzo enorme.
Si concesse il tempo di trovare le forze ed infine lo disse, questa volta sorridendo per davvero: "Evidentemente non sei pronto per dominare il mondo insieme a me."  Non attese altro dopo le sue stesse parole, comprendendo di essere capace di controllare le proprie reazioni solo per un tempo limitato.
Gli diede le spalle, incurante di quel che lui potesse pensare in quel momento. Ormai non aveva più senso chiederselo.

Con un "ciao" lei pose fine a quel dialogo, infrangendo quel momento di tensione come si farebbe con uno specchio. Il tono era quello di sempre, forse un po' più velato da quella malinconia ben comprensibile da entrambi in quell'istante. Poi, senza attendere risposta, cominciò a camminare andandosene.
Lo lasciò lì, immobile, ad osservarla allontanarsi.
Questo lui non glielo perdonò mai: era uscita di scena come un'attrice al suo ultimo debutto. Il suo passo sicuro, quel suo ultimo saluto così banale, così comune, quel suo non attendere risposta, ma soprattutto quelle parole che lei gli aveva detto. Tutto questo gli bruciava immensamente e per diversi attimi non riuscì a formulare niente nella sua mente se non accuse da rivolgerle: sfrontatezza, impudenza, superbia. Era lei in realtà l'assassina per averlo trattato così, per averlo fatto credere in colpa, per avere fatto sempre finta che lui importasse quando lei, invece, pensava solamente a se stessa. Eppure dentro di sé sapeva che quelle erano tutte attenuanti della sua condotta, del suo rifiuto verso di lei.
In quel momento non poteva trovare altro che giustificazioni verso se stesso.

Ci mise del tempo ad ammetterlo, ma in realtà, guardandola allontanarsi, comprese quanto poco aveva capito di lei, e quanto distante fosse lei dall'immagine che lui si era fatto nella mente in tutti quei mesi.

appuntato da ShinyRose
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categoria : alter ego, previsioni del tempo, versi poesie e brani, amaro in bocca
venerdì, 20 luglio 2007,ore 00:03

Stupida, stupidamente umana, umanamente fragile.
Sogno, oh sì, caro lettore, sogno ancora.
Sogno quando dormo, ma più spesso ad occhi aperti, soprattutto quando è un fastidioso cuore che batte dentro il mio petto.
Perchè un sorriso, una carezza, uno sguardo trovano sempre spazio dentro di me, raccogliendosi in un angolo appartato del mio corpo ed insdiandocisi, nidificando finchè i tempi non sono maturi per poi dare libero sfogo a momenti di pura irrazionalità.
Controllano i battiti del mio cuore e li stravolgono condizionando tutto quello che c'è dentro e in qualche modo anche quello che c'è fuori.
Stupida, stupida umanità, chi ti ha mai cercata? Chi ti ha mai voluta?
La Debole sta vincendo sulla Forte che cerca ancora di combattere. Ma questa volta la fragile, la delicata usa una vecchia arma: il sogno, l'illusione, la fantasia, l'idealizzazione.
Un momento di distrazione e la Forte si è trovata in svantaggio. L'avresti mai detto caro lettore?
Vedremo chi la spunterà... oh sì, lo vedremo.

Nel fratempo cercherò il modo per avere accesso alla gabbia dorata del cuore per poterlo agguantare e buttare giù da un pozzo oscuro, così che non torni mai più a galla, che non mi tormenti con i suoi stupidi battiti, musica ripetitiva e ossessionante.
Perchè sì, caro lettore, questa sta diventando un'ossessione.

appuntato da ShinyRose
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categoria : alter ego, deliri quotidiani, flusso, anomali comportamenti, duelli, minerva e vittoria
venerdì, 13 luglio 2007,ore 21:41

E' un martello che batte ed infierisce su di me colpendomi e ferendomi. Uno. Due. Tre. Quattro colpi... non riesco a risollevarmi in piedi.
Piccolina tieni duro, non cadrai un'altra volta nel baratro.
Tu dici? Sembra così vicino.
Sei più forte, ora. Hai persone attorno a te che ti vogliono bene.
Ma sono sempre io, sono sempre umana, fragile.
Ma tra poco sarà finito, ti rilasserai, vedrai.
Una settimana convivendo faccia a faccia col mio corpo e un'altra di studio ritirata nella solitudine più totale?
Non sarà così traumatico nuovamente in costume e vedrai che lo studio questa volta ti darà soddisfazione.
Sono stata seduta così a lungo da aver perso quel poco di fisico che mi era proprio. In quanto ai guadagni dello studio credo si sia già visto a cosa è valso questo periodo.
Stella mia, tu sei forte, lo sai, ne hai visti altri di momenti così, più bui e più lunghi.
E chi mi dice che non ne stia cominciando un altro di tenebra e lunghissimo?
Sei cresciuta, era l'età.
Non c'è età per quel baratro nero, solo dolore.
Vieni qui. Senti le mie braccia che ti stringono. Ricordati che ci siamo già passate. Hai già visto qual è la chiave di vittoria.
E se la serratura fosse cambiata?
No, bambina mia, no. Sei solo più consapevole di dover combattere questa sensazione.
Sai perchè sto piangendo? Dopo quella volta non ho mai visto la Valle di lacrime così vicina come in questo momento.


[On Air: Starless Night  by Olivia inspi' Reira]

appuntato da ShinyRose
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categoria : alter ego, deliri quotidiani, previsioni del tempo, amaro in bocca, tears in heaven, minerva e vittoria
venerdì, 06 luglio 2007,ore 00:17

Hai paura, bambina?
Un po'.
Dai, lo sai anche tu che nonostante tutto andrà bene e poi sarà solo un brutto ricordo, una nuova tappa raggiunta, un trofeo in più da mettere nella tua bacheca privata di onori.

Andrà e sarà già tanto.
Piccolina non ti spaventare. E' vero sei stanca ed il ripasso non sta dando grossi frutti, ma hai studiato, quindi non ti preoccupare, salterà tutto fuori al momento giusto. E pensa: dopo ti sentirai leggera come da tempo non facevi.
E se non mi sentissi poi così leggera dopo?
Cosa ti turba, piccola mia?
Il futuro...
Cosa c'è di tanto spaventoso nel futuro? Sai bene che quando avevamo timore di periodi particolarmente oscuri o densi di avvenimenti sembrava impossibile uscirne, ed invece ce l'abbiamo sempre fatta senza grosse difficoltà.
Ne sei così certa? Non ricordi? Hai dimenticato gennaio? L'avevo predetto e si è avverato...
Non ho dimenticato sai? E forse sei stata tu a condizionarci entrambe. Ma doveva andare così evidentemente, ho trovato la forza per quell'ultima battaglia.
E che ne sarà del futuro? Saremo sole, non permetti a nessuno di avvicinarci.
Lo faccio per il nostro bene. Il passato ci insegna che è più facile farsi male che essere felici con altri.
Eppure, sai, incomincio a sentirmi strana, di nuovo.... e so che a volte verrebbe da cedere anche a te, da abbandonare quell'armatura pesante, tornando semplice donna, non una combattente.
Credi che non si debba combattere per  ogni singolo istante della nostra vita, anche per la propria felicità?
E' solo che vedi tutto come ostile, dovresti lasciarci avvicinare un po' di più.
E' che non mi piace vederti soffrire, tutto qui.
...
Ma vedrai che quando arriverà il momento, o la persona, non saprò resistere nemmeno io. Il mio scudo non è infrangibile e nemmeno il mio cuore.
Ricordo l'ultima volta che mi hai lasciata sola.  Sei tornata dopo tanto. Ma ti confesso che non mi sei mancata: stavo bene, finalmente, dopo tanto...
Sono tornata per la tua previsione... l'hai detto tu, no? Ti stavi logorando per la distanza, non stavi bene ed era tutto cambiato.
Hai ragione, in fondo.
Ma ora non preoccuparti di questa grande incognita che è il futuro. Si risolverà tutto, con calma, senza fertta. Una cosa alla volta, no?
Sì, e ti dimostrerò che presto non dovrai più proteggermi, sarà qualcun altro a farlo per tutte e due.
Lo spero davvero, piccola mia, lo spero con tutta me stessa.

appuntato da ShinyRose
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