Mutevole inganno
la "semplice" vita di una "normale" ventenne...

la notte dopo il tramonto delle ANTICHE MEMORIE

Perchè in fondo chi scrive lo fa per essere letto, prima o poi. E meglio se da un estraneo.
chi sono
Sono quella che amo e che spesso non sopporto. Sono ed è già abbastanza, no?
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Mi hanno chiamata: Cla, Clacla, Claudi, Shiny, la Bruja, BBC (BadBlackCat), la strega, la caffeinomane, la Miss, Macedonia girl, SchizoClaudia, Competition girl, Discordia, Cinciallegra, l'attaccapezze, Conniguanti, Ciuchina, Robbe de Padova, la Iena, Sailor Mars, la piratessa ù__§ , Nausicaa, micia, Cla88ica, Luna Invernale.

la Piratessa ù__§ by Zeph


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odi et amo
Non apprezzo : La filosofia insegnata a scuola: mai capita. Imparare le cose mnemonicamente senza capire o ragionare. Chi non prova mai a guardare oltre i propri pregiudizi. Fare le cose che mi vengono imposte ed essere dipendente da qualcosa. Sentirmi in trappola e non potere controllare le mie emozioni e le mie lacrime. Stare male e non capire perchè. Chi deve fare sempre e comunque rumore
Amo : Solitamente i miei amici, nonostante spesso mi isoli da loro. Il CISV occasionalmente, viaggiare, scrivere i miei pensieri ovunque capiti. Le rose bianche e la cioccolata bianca. Ridere e sognare ad occhi aperti. Gli angeli,i gatti neri e gli elfi. Elisabetta di Baviera, colei che il mondo ha chiamato Sissi. La luna, mutevole come me. Il silenzio, la notte e la serenità che questa porta...
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I miei libri : Orgoglio e Pregiudizio (Jane Austen); per i libri in lettura più in basso c'è la mia libreria
I miei film : Kill Bill; Il Signore degli Anelli; Mouline Rouge; Shrek; Il diario di Bridget Jones; Il favoloso mondo di Amelie; L'era glaciale
La mia musica : a seconda del periodo...
Ipse dixit




"e nel mio piccolo mondo, quando chiudo gli occhi, sono una rosa splendente"


"la Vita è una ruota che gira: a volte si guarda il cielo, a volte il terreno..."


"La differenza tra una donna ed una ragazzina: tutte e due cercano spesso di essere l'altra."


"Oh no, non giurare sulla luna, sull'incostante luna che ogni mese si muta a meno che il tuo amore sia altrettanto mutevole."



"In fondo chi scrive lo fa per essere letto, primo o poi. E meglio se da un estraneo."


"Fa bene pensare al passato quando il futuro fa paura, pensare che non possa essere spazzato via per un semplice ed improvviso temporale..."


"Perchè piangere a testa alta è una mia prerogativa..."



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giovedì, 30 agosto 2007,ore 23:49

Accellerò i passi sul selciato, lasciando che la gente si girasse al rumore di quei tacchi che per quanto bassi facevano tanto rumore. O forse non era il rumore a farli voltare, forse semplicemente si stavano chiedendo perchè quella ragazza così ben vestita, pettinata e curata stesse correndo lungo il lato della strada.
Se ci avesse pensato un attimo se ne sarebbe accorta lei stessa: i capelli piastrati da poco ben lisci sulle spalle, il trucco così accuratamente semplice e studiato nella sua naturalezza, quei jeans stretti e la scollatura generosa ma non volgare che dovevano far risaltare il suo corpo magro ma ben fatto.
Tutta la sua figura era perfetta, preparata minuziosamente da lei per almeno due ore, per non contare la settimana spesa nelle piccole accortezze che le avrebbero assicurato la più smagliante delle apparenze.
Tutta la sua figura ora era lì a correre quasi in mezzo alla strada come in una scena da film. E lei si sentiva davvero come la protagonista di qualche commedia dove tutto non può che essere perfetto. Anche quell'incontro lo sarebbe stato, sì.
Tutta la sua figura era lì per Lui, lui che da ormai diversi mesi non vedeva, lui che in realtà lei sognava ogni notte nel più dolce dei suoi sogni. Lui sarebbe stato suo, di nuovo.

Infine raggiunse il luogo dell'appuntamento con il fiatone. Era in anticipo, come si era prefissata di essere dal momento in cui Lui le aveva detto che sarebbe andato. Subito gettò le mani sulla mini bag, aprendola e frugando alla ricerca dell'oggetto desiderato, con la concentrazione e la precisione che solo una donna riesce ad adoperare per trovare qualcosa tra le mille inutili cose che si è portata dietro.
Freddo. L'oggetto metallico era stretto nel suo pugno e non esitò un istante di più prima di tirarlo fuori  con gesti veloci, a scatto, mostrando al mondo quel nervosismo che si portava dietro, quell'eccitazione profonda che solo il pensiero del loro incontro poteva darle.
Pose lo specchietto davanti al viso, allungando un po' la testa in avanti come per vedere più accuratamente la sua immagine riflessa dentro. Fortunatamente non c'era nulla fuori posto e poteva rimanere tranquilla nel suo impeccabile aspetto. Anzi, per un istante le sembrò che il moto le avesse donato un colorito più acceso  e luminoso, e quella ciocca scivolata ribelle fuori dalle forcine non avrebbe dovuto essere spostata di un solo centimetro dalla sua nuova naturale posizione.
Sbattè un paio di volte gli occhi dalle ciglia nerissime allungate dal rimmel. Si vide così bella  che stentò a riconoscersi e finchè un sorriso radioso non le  deformò quel viso perfetto, rendendolo ancora più  fresco, rimase a guardarsi attraverso quella superficie argentata.

Quindi attese. Si trovò una panchina dove sedersi in modo tattico: l'avrebbe sicuramente visto arrivare prima che lui potesse scorgerla, così da fingere non curanza e mostrare una calma studiata da tempo appositamente per quell'incontro, certa di poter sfoderare tutto il proprio autocontrollo e la propria sicurezza.
Ormai mancavano pochi minuti e lui ancora non era lì: possibile che non fosse impaziente, come lei, di rivederla? Quando si accorse di avere costantemente lo sguardo puntato nella direzione da cui presumeva sarebbe giunto, per un attimo ebbe un sussulto al cuore. ma era davvero così sicura che sarebbe riuscita a mantenere il controllo? Era così certa che lui sarebbe stato suo nuovamente e lei sarebbe stata però capace di mantenere quel distacco freddo così da portare lui a fare il primo passo in quel senso?
Quanto batteva forte il suo cuore in quel momento. No. Doveva decisamente calmarsi.

Dopo diversi minuti spesi ad accertarsi delle sue emozioni si rese conto che non solo lui era in ritardo, ma le sarebbe toccato pure aspettare per almeno mezzora.
Un sospirò le sfuggì dalle labbra che nel frattempo avevano perso quel lieve tocco lucido del gloss che le rendeva così belle e voluminose. L'impazienza gliele aveva fatte inumidire con la lingua che ora sapeva di ciliegia, ed era riuscita a rovinare anche quella ciocca perfetta di capelli castani che distrattamente aveva cercato di riportare dietro l'orecchio finendo per schiacciarla contro la fronte.

Il pessimo umore ed il monologo interiore nel quale era ormai assorta, non la fecero voltare  all'avvicinarsi  di un'anziana.
"Mi scusi, ha l'ora?"
Era tutta colpa di Lui, non avrebbe dovuto farla aspettare come stava facendo. Era sempre stato egoista, anche quando si erano lasciati. Lui non si era curato minimamente di come lei l'avrebbe presa, anzi, sembrava proprio che volesse farla sentire in colpa dopo che Lui aveva deciso quella rottura. Che faccia tosta!
"Signorina.... mi scusi, ha l'ora?"
Sussultò quando si rese conto che accanto a lei quella persona la stava fissando con fare preoccupato.
Voltò la faccia verso di lei, osservandola a sua volta per capire cosa volesse. Evidentemente doveva avere una strana espressione in viso, perchè l'altra continuava insistentemente a tenerle gli occhi grigi puntati addosso.
Aggrottò le sopracciglia perplessa ma non disse niente, andando subito a guardare il display del cellulare.
"Sono le quattro e un quarto." Rispose con voce grave, quasi le rimproverasse di averla interrotta per una così banale domanda e per essere tanto maleducata nel guardarla così.
"Oh, la ringrazio davvero." Continuò l'altra sorriendole dolcemente, di un sorriso che solo una nonna può verso i suoi nipoti.
Forse fu quello a scuoterla. Rimase di stucco, tanto che socchiuse la bocca per lo stupore e fu costretta a seguire con gli occhi la lenta dipartita della vecchietta. I suoi gesti, la lentezza nel compierli, la gentilezza capace di disarmare, la pazienza. Tutto in lei l'affascinava terribilmente e continuò ad occupare i suoi pensieri anche dopo che quella era scomparsa.

Era stata così scortese nei confronti della signora, eppure non aveva ricevuto che un sorriso per lo più immeritato. Da quando lei era diventata così fredda, così insensibile a queste cose? Da quando aveva smesso quei gesti di quotidiano affetto verso chi la circondava troppo presa dalla propria esistenza?
Quando il mondo aveva preso a girare solo per il suo diletto e tutto era diventato improvvisamente dovuto nei suoi confronti? Tante domande sembravano avere deciso improvvisamente di perseguitarla così da farla sentire ingrata ed egosita.
E mentre quei pensieri la distruggevano dentro facendola sprofondare in quella nuova improvvisa solitudine che ora le pesava così tanto, se ne accorse.
La comprensione arrivò come un macigno sul suo cuore che in quell'attimo sembrava essersi fermato.
Ma non era così, infatti i palpiti ripresero lenti ma dolorosi. Era un martello quello che colpiva la sua cassa toracica dall'interno e pareva sfondargliela, trovando così una via di fuga per il suo cuore.

Tutto le fu chiaro e lo vide come in un flashback. la loro rottura, i suoi pianti, la sua disperazione, il suo autoannullamento. E poi la lenta guarigione col grigiore di ogni giornata nuovamente insipida, nuovamente vuota, la freddezza interna che cominciava a calare sulle cose, rivestendole come una patina gelata che copriva tutto, anche il suo cuore. E quel macigno che portava in petto. No, non era stata più quella di prima. Al suo posto c'era un freddo manichino incapace di amare, incapace di voler bene, di provare affetto, di sognare.
Una sola capacità le era rimasta: sopravvivere, e da quel momento non aveva fatto altro che trascinarsi avanti pensando solo a sé stessa, ad un futuro che non riusciva a vedere, che non riusciva a costruire.

Difficile dire se quelle lacrime, che improvvisamente le riempivano gli occhi senza riversarsi al di fuori, fossero di tristezza o piuttosto di profonda rabbia. Non è forse la disperazione ad unire entrambi questi sentimenti e non era forse disperazione quella che lei leggeva dentro di sé?
Non sapeva più niente, non capiva più niente. Tutto era annebbiato, poco nitido, provava solo un'enorme stanchezza.
Non sentì nemmeno quei passi farsi vicini, ma quando si accorse di quella presenza e sollevò il viso verso di Lui non c'erano più lacrime nel suo sguardo.
Lo fissò per alcuni istanti in silenzio; poi, usando tutta la freddezza che in quei mesi aveva donato agli altri struggendosi invece di sentimento per Lui,  decise di andarsene lasciandolo con semplici parole, le ultime che gli avrebbe mai più rivolto:
"Sei stato l'errore più grosso della mia vita."

appuntato da ShinyRose
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categoria : alter ego, versi poesie e brani
mercoledì, 29 agosto 2007,ore 23:08

Torno a scrivere perchè è come una liberazione.
Digito i tasti ed è come se fosse musica quella che esce.
Sono i battiti del mio cuore, sempre più forti quelli che ora si mescolano a "Don't cry" dei Guns n' Roses nelle mie cuffie, una canzone che è un controsenso per me che ho scelto le lacrime come mie compagne di vita.

E alla fine arrivano loro
Sto piangendo da almeno mezzora, forse anche di più, e se anche le ho odiate quando hanno cominciato ad inumidirmi le guance, adesso sono qui a confortarmi con il loro calore.
E non sembrerà più strano a nessuno questo fatto, pensando che le lacrime sono una delle primissime esperienze che facciamo quando veniamo al mondo. L'effetto è quello di una coperta calda che ci avvolge ed intorpidisce, inducendoci al sonno sfinendoci, soffocandoci col suo caloroso abbraccio.
Le lacrime annebbiano il cervello, offuscano la vista impedendoci di pensare e di vedere forse propro per farci smettere di soffrire.
E' per questo che se lasci un bambino piangere continuerà finchè ne ha da versare? Non sono forse la fonte di consolazione più grande? Mi sto perdendo... torno a me.

Quando tutto ebbe inizio
Giornata decisamente singolare ed ora sono sfinita. Vorrei studiare ma ho gli occhi velati ed a stento leggo il monitor. E' tutto partito dall'Università. Chi l'avrebbe mai detto che avrei dovuto combattere prima ancora di cominciare? Sarà una lunga, durissima battaglia e prima che me ne accorgessi ha già avuto inizio.
Mi ricordo quando tre anni fa tornavo esausta dagli allenamenti di pallavolo, così esausta che cominciavo ad accumulare tante sciocchezze nella mia testa tutte insieme. Mangiavo in silenzio la cena, da sola, piangendo.
A volte era la scuola il problema, raramente una delle uniche due persone che in cinque anni mi siano piaciute, a volte semplicemente era il futuro a spaventarmi.
Ricordo che una volta tornai a casa e scoppiai in lacrime perchè non avevo la più pallida idea di quello che avrei voluto fare all'università, come se allora avessi potuto anche solo immaginare cosa alla fine ho scelto... o forse sì, vagamente avrei potuto.

L'inizio di una nuova lotta
Ormai le scelte sono state fatte, mi mancano "solo" i test d'accesso.
Una battaglia solo arrivare fino alla fine di questa giornata. Sono sopravvissuta, posso andare avanti con la consapevolezza di oggi, un mattoncino in più sulle mie spalle.
Scelta liberissima: non sono stata condizionata da niente e da nessuno: né da parenti serpenti, né da amicizie, nemmeno dai miei genitori.
Già...  i miei genitori.
Mia madre, mai laureata, il cui unico parere che abbia mai saputo darmi sulla mia scelta universitaria ho dovuto apprenderlo mentre ne parlava con un'amica. Per lei chi esce da un classico non ha alcun futuro se non giurisprudenza e davvero non sa perché, al tempo di scegliere la scuola superiore, mio padre abbia tanto insistito per farmi prendere quella strada.

La prima battaglia: Mio padre
Mio padre: laureato in medicina con alle spalle anche due specializzazioni. Qualcuno che dovrebbe saperne insomma. Eppure dopo i mesi che ho passato nei dubbi solo oggi sono riuscita a farmi dare tutto il suo pensiero a riguardo... ormai troppo tardi.
L'unica volta in cui seriamente ne abbiamo parlato e in cui ho esposto la mia decisione di fare medicina sono stata trattata come una bambina a cui non si devono spiegazioni come se non potesse comprendere. Non fare medicina: non un divieto, un consiglio così netto e dato con un tono così duro che nessuno avrebbe scelto al mio posto quella facoltà se non per una forte determinazione ed un violento desiderio di ripicca. Ammetto che è subentrata anche quella nella scelta, a ripensarci me ne convinco.
Questa sera la scena è stata simile, sebbene fino ad ora l'argomento sia stato sorvolato o evitato accuratamente da tutti meno che da mio fratello che non ringrazierò mai abbastanza per avere sempre fatto da intermediario.
Premettendo che di per sé non è stata una giornata allegra dopo le notizie ricevute sui test d'ammissione e dopo il tentativo di studio prolungato, quando a cena è saltata fuori una battuta di mio padre sul mio futuro da giornalista, suscettibile riguardo questo argomento sono scattata con una risposta piuttosto decisa se non nelle ultime parole per la voce rotta dalle lacrime che stavano arrivando, come sempre capita quando mi agito per la rabbia.
Detesta quando piango, mi ha sempre disprezzata quando lo facevo e continua a farlo anche ora. Non capisce che non sono per forza segno di debolezza, non capisce che è un segno della mia ribellione a lui, un senso così forte di determinazione nei suoi confronti da smuovere quello che in me c'è di più profondo?
Evidentemente no, perchè basta che mi si spezzi la voce che partono gli insulti, gli incoraggiamenti a piangere come un'immatura bambinetta con cui non si può parlare.
Evidentemente è lui l'unico a non comprendere, perchè se io me ne vado immediatamente per non litigarci, mia madre e mio fratello spesso non stanno zitti nei suoi confronti, sottolineando il suo modo di comportarsi scorretto verso di me.

Lo scontro di sangue
Questo l'incipit. Potrei parlare della discussione a tre che hanno avuto e che stando esattamente al piano di sopra mi è arrivata come uni scoppio confuso di voci concitate.
Potrei parlare meglio di quella a due che hanno avuto mio padre e mio fratello. Questa sono riuscita ad apprenderla a  tratti da quando si sono spostati in corridoio. Non avrei messo l'orecchio sulla porta per origliare se quelle cose, che mio padre spiegava con tanto animo a mio fratello, non avessero dovuto essere indirizzate a me.  Non è mai riuscito a dirmele così le cose.... non a me.
Mi chiedo spesso perchè con mio padre ci sia questo strano rapporto, così simile all'odio-amore, che non ci permette di vivere tra noi pacifici a lungo. A volte sembra quasi che non ci sia un rapporto tanta è la freddezza dei modi tra noi. Ma in tutto questo atteggiamento non può non ricordarmi così bene me stessa.
Siamo così simili da non riuscire a convivere.
Finita la loro conversazione mio fratello è venuto in camera mia e pazientemente mi ha spiegato alcune cose, molte delle quali ero ancora troppo agitata per riprendere in mano con calma razionalità, forse invasa dalla furia della mia battaglia.
Ovviamente mio padre, nella stanza a fianco, stava ascoltando tutto esattamente come avevo fatto io poco prima con loro. Tra noi è sempre così, ci serve un messaggero che putroppo in qualche modo deve subire il caratteraccio di entrambi.
Ed esattamente come accade a me quando sento qualcosa che mi fa scattare e non riescono a fermarmi, anche lui è entrato in camera mia di colpo, nel mezzo del nostro ragionamento.
Se l'entrata è stata brusca le sue parole, però, non lo sono state, stemperate dall'affanno di quelle già riversate a mio fratello.

L'esito
Mi ha spiegato tutto: il suo non volere condizionarmi, ma il suo semplice ammonirmi sulle difficoltà, il suo semplice ostacolarmi per  il mio bene, sperando sempre di venire smentito dalle mie azioni e dai fatti. Si è dichiarato il più felice dei padri, qualora passassi  il test di medicina.
Ma il suo messaggio è stato chiaro: non importa quale laurea io scelga di seguire, l'importante è che la porti a termine brevemente per avere qualcosa tra le mani di concreto per poi concedermi il lusso di sfidare la mia determinazione con cose più impegnative come medicina. Non mi ha posto limiti di tempo, né di denaro, vuole solo che mi goda la vita finchè posso farlo, scegliendo vie più semplici che diano modesti ma sicuri risultati per poi decidere razionalmente e senza fretta cosa farne del tempo che mi resta.
Se solo mi avesse detto tutto da subito forse non avrei tentennato scegliendo in alcuni casi in modo sconveniente, ed avrei seguito il suo consiglio,
E forse parte di quello che mi ha detto di me è proprio vero: sono ancora così incerta su me stessa, forse proprio per il percorso di studi così vario che mi è passato tra le mani.
Ma non è ancora il tempo di pentirsi di niente. Posso pentirmi solo per le scelte che ho fatto quali misure di sicurezza nel caso i miei piani venissero scombinati.
Non avrò grossa preparazione in campo scientifico dopo un liceo classico, è vero, ma mi porto dietro un piccolo tesoro:
uno spirito di adattamento al caso e numerose risorse.


[On Air: Don't cry dei Guns 'N Roses

appuntato da ShinyRose
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categoria : vita vissuta, antiche memorie, amaro in bocca, tears in heaven, duelli, universistando
mercoledì, 29 agosto 2007,ore 10:43

Lei sorrise e, dopo aver tenuto lo sguardo verso il suolo per tutta la durata delle parole di lui, ritrovò la stabilità d'animo necessaria per guardarlo negli occhi. Ne vedeva attraverso, studiandoli forse per la prima volta oggettivamente, così distante dai rari sogni che si era concessa su una loro possibile storia. Li vedeva freddi, vitrei, privi di alcuna profonda emozione, visibilmente non toccati da quell'ondata emotiva che in quel momento aveva investito lei. Era palese il suo disinteresse.
Se ancora stava lì di fronte a lei era per pura cortesia, dettata forse da un'educazione bene impartita, e per una fredda pietà che gli era stata insegnata da una religione a cui era stato forzato sin da piccolo e alla quale non si era mai ribellato.
Eppure, nonostante lei facesse di tutto per assumere quella maschera composta che in qualche modo era riuscita a ricreare sul suo viso, i suoi occhi, di quel marrone caldo che talvolta prende le sfumature dell'oro ed altre quelle del rosso, i suoi occhi dicevano tutto.
Lui doveva essersi reso conto della forza che lei aveva condotto tutta in quel silenzioso gesto, e forse per un attimo ne ebbe paura, o rispetto, tanto da abbassare  il suo di sguardo.

"Pazienza." Commentò lei improvvisamente, con un tono di voce così calmo da fare per un attimo sospettare a chi le stava di fronte dell'esattezza delle emozioni che aveva tratto da quegli occhi che lo fissavano.
"In fondo dovevo aspettarmelo..." Continuò lei ancora. Furono queste parole aggiunte alle prime che destarono in lui la curiosità di studiare le espressioni del viso di chi le pronunciava.
E così fece, fissandola ancora e scoprendo gli occhi di lei, che immaginava ancora su di sé, così distanti in realtà dalla sua persona da potersi chiedere a cosa lei stesse pensando. Lei non era più lì, vicina a lui. Lei era lontana, persa in qualche luogo a lui sconosciuto, persa in qualche ricordo a lui non accessibile. Il suo comportamento gli diede quasi fastidio: era così sicuro di essere stato al centro delle attenzioni di lei per diverso tempo, almeno un paio di mesi ed ora, lusingato e perso in quella piccola vanità che colpisce ogni essere umano quando una cosa simile accade, si sentiva come un attore declassato al ruolo di semplice comparsa.  Non riusciva a tollerare in quel momento lei,  nei suoi confronti niente se non un mezzo di accrescimento della propria autostima, che ora aveva trasformato lui nel contorno della sua vita riprendendosi nuovamente il palcoscenico.

"Te lo aspettavi?" Azzardò allora lui continuando a fissarla, ora con fare perplesso, simulando però una voce colma di lodevole pietà così da lavarsi la coscienza nel momento in cui si sporcava del sangue di quel delitto. Poi tacque e non aggiunse altro. Aveva ottenuto il suo scopo, lei si stava voltando verso di lui.
In realtà lo irritava quella leggerezza con cui lei riusciva a continuare a guardarlo nonostante la situazione imbarazzante, quasi non fosse stata toccata dalla decisione di lui.
Anche se non avrebbe mai ammesso nemmeno a se stesso un pensiero di così meschina vanità, avrebbe dato qualsiasi cosa pur di sapere che lei stava soffrendo in quel momento.

E infine ci arrivò anche lui e comprese quel viso, in principio così inaccessibile, decifrandone ogni piega, ogni lineamento.
Quel sorriso, cucito in una piega così tesa ed innaturale della bocca, portava una vaga ironia amara, decisamente amara, mista ad una malinconia mal celata. Decisamente non c'era felicità in quell'espressione.
E gli occhi, quei suoi occhi marroni che a vederla la prima volta aveva apprezzato, erano bene spalancati di fronte a lui, scintillanti come mai li aveva visti prima, evidentemente sfiorati da una superficie brillante, coperti da quella patina di diamante che ne velava quasi il colore facendone due specchi.
Quelle erano lacrime trattenute, e lui, sebbene appagato il suo narcisismo, non riusciva a non provare fastidio per il modo in cui lei si permetteva di piantargli in viso le sue lacrime, incolpandolo definitivamente di quel delitto che ora pesava su di lui. Era sfrontatezza che non avrebbe dovuto permettersi nei suoi confronti, una sfrontatezza che tuttavia riusciva a farlo sentire piccolo e cattivo.
Si costrinse a sorridere, nonostante quelle sensazioni così contrastanti, mentre lei scrollava le spalle in tutta risposta alla domanda che lui le aveva posto.

Una scia di luce le rigò la guancia, ma lei non fece niente per disfarsi di quella goccia che in brevi istanti le aveva attraversato il viso correndo fino al mento. Il suo orgoglio non le permetteva di fermare quella reazione spontanea, come se non volesse mostrarsi in disaccordo con se stessa.
Lasciò che solo una ne cadesse, continuando a fissare lui che, per la prima volta da quando si erano conosciuti, le pareva stupido, privo di parole sensate, privo di quella sensibilità che le avrebbe lasciato il suo orgoglio. E' con quel pensiero in testa che allargò il sorriso sulle sue labbra, non senza uno sforzo enorme.
Si concesse il tempo di trovare le forze ed infine lo disse, questa volta sorridendo per davvero: "Evidentemente non sei pronto per dominare il mondo insieme a me."  Non attese altro dopo le sue stesse parole, comprendendo di essere capace di controllare le proprie reazioni solo per un tempo limitato.
Gli diede le spalle, incurante di quel che lui potesse pensare in quel momento. Ormai non aveva più senso chiederselo.

Con un "ciao" lei pose fine a quel dialogo, infrangendo quel momento di tensione come si farebbe con uno specchio. Il tono era quello di sempre, forse un po' più velato da quella malinconia ben comprensibile da entrambi in quell'istante. Poi, senza attendere risposta, cominciò a camminare andandosene.
Lo lasciò lì, immobile, ad osservarla allontanarsi.
Questo lui non glielo perdonò mai: era uscita di scena come un'attrice al suo ultimo debutto. Il suo passo sicuro, quel suo ultimo saluto così banale, così comune, quel suo non attendere risposta, ma soprattutto quelle parole che lei gli aveva detto. Tutto questo gli bruciava immensamente e per diversi attimi non riuscì a formulare niente nella sua mente se non accuse da rivolgerle: sfrontatezza, impudenza, superbia. Era lei in realtà l'assassina per averlo trattato così, per averlo fatto credere in colpa, per avere fatto sempre finta che lui importasse quando lei, invece, pensava solamente a se stessa. Eppure dentro di sé sapeva che quelle erano tutte attenuanti della sua condotta, del suo rifiuto verso di lei.
In quel momento non poteva trovare altro che giustificazioni verso se stesso.

Ci mise del tempo ad ammetterlo, ma in realtà, guardandola allontanarsi, comprese quanto poco aveva capito di lei, e quanto distante fosse lei dall'immagine che lui si era fatto nella mente in tutti quei mesi.

appuntato da ShinyRose
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categoria : alter ego, previsioni del tempo, versi poesie e brani, amaro in bocca
venerdì, 24 agosto 2007,ore 10:45

E' un difetto essere così instabili, essere incapaci di adattarsi più a lungo di un determinato tempo ad una situazione, a delle persone.
Credo che sia questo che mi porta alla solitudine che solo io sento, solo io vedo. Chi altro potrebbe accorgersi di qualcosa che sono io a creare, come se tutto quello che ricercassi fosse per il mio bene.
Credo ci sia un po' di masochismo in chiunque, non solo in me. A ciascuno la sua forma, la mia è questa.
Mi circondo di persone sempre diverse per il semplice motivo di non riuscire, dopo periodi di lunga frequentazione, a tollerare gli atteggiamenti o le parole della gente. Io stessa, me ne rendo conto, vado presa a piccole dosi. Creo compartimenti stagni, che non si mescolino tra loro, per avere via di fuga dai gruppi di persone, scappatoie per allontanarmi dalle mie diverse realtà per poi tornarci dopo diverso tempo, quando toccherà nuovamente alla stessa cerchia avere "l'onore" di riavermi.

E' questo dunque che c'è dietro le famose sfaccettature, i mille volti, le infinite maschere.  C'è la noia di chi egoisticamente prende solo ciò che vuole dalle persone, concedendo quanto basta per farsi apprezzare un minimo. Ma nessuna pietà viene riservata quando è la noia, quando è il vuoto che percepisco.
Quale evidente segno di immaturità è peggiore di questo mio atteggiamento?
E' possibile superare questo stato di cose? Mi rendo conto che è inutile cercare una persona in grado di darmi grandi sentimenti se non sono io per prima ad imparare a farmi bastare quello che umanamente mi viene dato.
Perchè io non sono migliore, io non sono superiore. Nella mia intolleranza mi accorgo di quanto poco basti agli altri per sopportarmi per più tempo di quanto io riesca.

Eppure forse questa disposizione non è nemmeno completamente colpa mia. Parlando con mio fratello, quello reale, è venuto fuori che anche lui è costretto a comportarsi nella medesima maniera, sempre stanco dopo poco della stessa compagnia.
Ultimamente c'è un silente accordo tra noi due che cerchiamo la reciproca presenza nei propri gruppi di amici.
E ancora una cosa risulta evidente: è empatia che cerco, non giri di parole. Quell'empatia per cui uno sguardo valga mille parole, dove è il silenzio il sovrano e le parole sono solo un contorno felice, un confronto di idee nuove non di antiche posizioni.
Creare un legame simile non è facile, serve tempo e pazienza. Ed è forse proprio questa che non riuscendo a trovare mi spezza ogni possibilità.

Sono un gatto randagio che cerca per diletto od utilità gli altri, non sono un lupo parte di un branco.
Per quanto faccia male devo accettarlo.

appuntato da ShinyRose
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categoria : cattiveria, anomali comportamenti, amaro in bocca, moment of being
lunedì, 20 agosto 2007,ore 20:52

Perchè questo respiro pesante, difficile da portare in fondo?
Perchè questo dolore in alto a sinistra?
Perchè la consapevolezza che se mi sparassero in petto ora, sanguinerei più del solito?

appuntato da ShinyRose
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categoria : amaro in bocca
lunedì, 20 agosto 2007,ore 15:40

C'è che sto cominciando a sanguinare di nuovo, finalmente, ma non è per l'occasione che avrei desiderato.
C'è che sono stanca di tutte queste parole che pian piano perdono senso confondendosi col vento.
C'è che il passato è tornato a trovarmi con le sue dita gelide e sottili pronte a strangolarmi.
C'è che nel mio gioco sono rimasta stupidamente incastrata e non riesco ad uscirne.
C'è che cambio continuamente umore, disintegrandomi puntualmente.
C'è che forse sono masochista e mi diverte soffrire.
C'è che sono riuscita a piangere ancora.
C'è che non sopporto più nessuno.



 

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categoria : cattiveria, sensazioni di un attimo, amaro in bocca, tears in heaven
giovedì, 16 agosto 2007,ore 17:55

Chiamatela pure invidia, eppure non ne posso più.
Non ne posso più davvero, sono stanca di vedere ovunque coppiette che si sbaciucchiano. Quelle coppie che una volta avrei trovato carine, ora le trovo fastidiose, squallide e mi danno davvero fastidio.
Il rumore prodotto dallo "scambio affettuoso di saliva", poi, è la cosa che meno riesco a tollerare, esattamente come il girarmi attorno e vedermi circondata da coppiette che si fanno, ficcandosi amorevolmente la lingua in gola.

Dov'è finita la mia poesia, il mio romanticismo? Nel cesso, a quanto pare.
E se anche sogno di me e qualcuno è decisamente diversa la visione ideale.
Empatia, contatto fugace, occhiate eloquenti. Nessun avvinghiamento, nessun appolipamento. E' finita la stagione dei rampicanti, sono stufa, davvero stufa di trovarmi sempre circondata da edera.

Ho sempre odiato le strette mortali, quelle che impediscono di staccarsi o semplicemente di respirare.
Mi ricordano gli abbracci delle nonne, quelli soffocanti che non ti lascerebbero più andare. Proprio l'altro giorno mia nonna in un gesto affettuoso mi ha preso la faccia tra le mani e me l'ha spostata a suo piacimento per baciarmi sulle guance. Peccato che fossimo in prossimità di un'alta siepe e che nel suo fare mi abbia ficcato la faccia tra le foglie...
Aneddoti a parte mi sforzo davvero di sognare, ma dati gli esempi più vicini che mi vengono forniti, difficilmente mi viene spontaneo desiderare altrettanto.

Sono davvero così inaccontentabile? Cerco davvero la pietra filosofale, il sacro Graal?
Forse dovrei allontanarmi da queste malsane relazioni. Mi sono già disprezzata una volta per essermi trasformata in una bambolina tutta amore e cuoricini ed è forse stato quello a risvegliare l'altra parte di me.

Perchè l'amore, quello vero, viene demolito dalle sdolcinatezze da film ed è invece alimentato dalle lacrime, dai sentimenti forti, improvvisi, non voluti. E' vero che il dolore fa parte dell'amore e forse aiuta a mantenerlo vivido e fresco, aiuta a non farlo appassire in quella che è la brutta versione di un sogno stereotipato.

Riuscirai a risvegliare il mio cuore? A tenerlo ardente, a farlo battere all'impazzata tra lacrime di gioia e di disperazione? Riuscirai a farmi rimanere nel costante dubbio di poterti perdere, a tenerti la tua dignità e a farmi giocare col mio orgoglio? Riuscirai a mettere in discussione me stessa, a darmi costantemente quell'input d'energia per tenermi in moto? Riuscirai a farmi provare un amore vivido che non appassisca nel giro di pochi mesi?

Cerco una serenità che a lungo mi stanchi, bramo un'agitazione che a lungo mi uccida

appuntato da ShinyRose
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categoria : deliri quotidiani, anomali comportamenti, moment of being
domenica, 12 agosto 2007,ore 19:48

Attraversata da una nuova scarica energetica che porta con sè ottimismo. Sono quasi preoccupante, eppure ogni tanto capita anche a me di avere giornate felici nonostante niente si sia adoperato per volgerle al meglio.
Ed eccomi qui con una voglia di esserci crescente, scrivendo di qualcosa forse effimero ma comunque utile per i prossimi momenti neri che probabilmente si pareranno davanti a me nel giro del prossimo mese.

Ho voglia di dare il massimo in tutto, di uscire da questo torpore, da questa sequela di vicende storte che mi perseguitano dall'inizio dell'interminabile 2007.
Non sono ancora caduta nel baratro come temevo e non ho intenzione di farlo ora. Voglio restare in piedi alla faccia delle relazioni andate male, dei risultati scolastici mai arrivati, della nuova visione più cinica di vecchie amicizie, della rivelata opinione di alcune persone su di me.

Sorrido guardando a quel poco guadagnato in questi mesi come ad un piccolo ma preziosissimo tesoro.

Ho voglia di tornare a fare sport per rimettere in sesto il mio povero corpo così maltrattato in questi due anni staticità malsana,
ho voglia di mettermi sotto con lo studio e mostrare a chi ancora non ci crede che sono grande e testarda abbastanza per decidere da sola quel che voglio e riesco a fare,
ho voglia di tenermi strette le persone che non mi hanno mai delusa e di dare più fiducia alle nuove presenze che mi circondano aprendomi quanto basta per non risultare inavvicinabile come dicono,
ho voglia di rimettermi in gioco in campo sentimentale e di riuscire a sognare di nuovo,
ho voglia di raggiungere traguardi che da troppo tempo mi sono prefissata senza mai nemmeno tentare di raggiungerli.
Ho voglia di rifesteggiare il Capodanno 2007 ora, per non buttare mesi e mesi davanti a me nel grigiore del pessimismo dovuto ad un'annata cominciata male.

Ho voglia di sorridere ancora.


[On Air "Unwritten" by Natasha Bendingfield]

Staring at the blank page before you
Open up the dirty window
Let the sun illuminate the words that you could not find

Reaching for something in the distance
So close you can almost taste it
Release your inhibitions
Feel the rain on your skin
No one else can feel it for you
Only you can let it in
No one else, no one else
Can speak the words on your lips
Drench yourself in words unspoken
Live your life with arms wide open
Today is where your book begins
The rest is still unwritten.

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categoria : deliri quotidiani, previsioni del tempo, determinazione, frivolezza, sensazioni di un attimo, sorrido, anomali comportamenti, giornate di sole
venerdì, 10 agosto 2007,ore 23:56

5 agosto 2007 - Calabria

A Maiorca ho ritrovato l'accesso a quell'insicurezza che tempo fa mi dominava.
Non lo so, se ora sono riuscita a prendermi il suo potere, ma sicuramente so come lottare per tenermi a distanza di sicurezza dai suoi effetti cui non sono disposta a cedere.

Nel passaggio da una meta all'altra è più facile abbandonarsi allo sconforto, ancor di più se prima ogni cosa sembrava così sicura ed a portata di mano.

Ora è il tempo di mettersi in ballo e giocarsi tutto. Tutto, anche l'orgoglio che si è costituito in un muro così solido, compatto, apparentemente infrangibile.
Ma l'ho capito anche io che bisogna trovare una giusta misura, e Jane Austen me ne ha dato un esempio perfetto.

Rido vedendo parte di me in Rossella O'Hara di "Via col vento" e rido anche sentendomi dire di avere la scritta "VAFFANCULO" stampata in fronte a caratteri cubitali. Sono davvero così inavvicinabile? Non credo... o per lo meno, non sempre. Dipende dai momenti e dalle persone, ed è la prova che il mio istinto di autodifesa è ancora attivo. Eppure si sbagliano a credere che mangi chiunque tenti di avvicinarmi, anche se farglielo credere potrebbe tornarmi utile.

In questo isolamento forzato in Calabria ho anche troppo tempo per pensare. Una sorta di apatia sembrava avermi circondato.

Le mie vene. Circuito emozionale che si rimette in moto. Un messaggio al cellulare. Basta così poco per risvegliarmi dal torpore?
Mi è tornata pure la voglia di scrivere e di sognare, così non dovrò più limitarmi alle parole crociate, agli schemi di chimica e alla lettura.

Incubi ancora e ancora

appuntato da ShinyRose
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categoria : viaggi, previsioni del tempo, sensazioni di un attimo