E con un sorriso il ricordo si compone in quella pagina nera il cui anello nel mezzo mi invitava tentatore ad entrare. Ed io ingenua mi piegavo a quel volere superiore, credendo in quel semplice e misterioso gioco di cui non ero consapevole.
Una volta dentro tutto ebbe inizio e fu troppo tardi per accorgersene.
Una pasisone maniacale per quella recita quotidiana, lontananza dai problemi reali, vana via di salvezza.
E poi quell'amore e odio per la fredda porcellana bianca che posata sul mio viso si fondeva con esso, dandomi nuova identità. Ebbi il dono e la maledizione di un nome:
ShinyRose
Ed il sogno prese vita nel mondo tutto mio: "e nel mio piccolo mondo, quando chiudo gli occhi, sono una rosa splendente..."
Le tinte si mischiarono sfumando da quel sottile confine tra sogno e realtà, tra maschera e viso, tra lei e me. I sentimenti arrivarono ad essere unici e condivisi da entrambe... unico movimento, unico pensiero, unico cuore. Le mie lacrime erano le sue lacrime, i suoi sorrisi i miei in un malato crescendo d'unificazione.
Lei prevalse e si prese tutto, avida di vita che le avevo donato io stessa. I sentimenti mi abbandonarono trasformando me in fredda carne e lei in rovente porcellana.
Eppure non potevo sottrarmi al gioco della bambola.
Infine la separazione non voluta, fuga liberatoria di cui non mi accorsi subito. Mi impossessai nuovamente di ciò che mi era stato tolto, tirando lungo respiro d'emozioni dopo la lunga apnea.
Quando tornai la osservai bene, ridendo di ciò che era stata, burattino che muove la burattinaia. Durezza eppure dolcezza al tempo stesso sul mio viso mentre le mie mani ritiravano fuori la maschera dalla naftalina.
Da allora mi impossessai io di lei e la trattai per quello che era ed è sempre stata: una semplice bambola di pezza.