Ti rivedo: mi guardi dal tuo letto, il tuo trono obbligato da cui imperavi su tutti con le tue parole, i tuoi consigli. Mi osservavi con quegli occhi spalancati che io non sono mai riuscita a capire e mi dicevi che ero troppo magra, e che non dovevo mangiare poco per assomigliare a certe modelle. Io sbuffavo e ti ripetevo sempre la solita cosa, la solita verità: non ti ho mai mentito quando dicevi così a me, bambina di sei, sette anni dalla costituzione esile che nemmeno si poneva il problema di ingrassare, ultimo in una vita così spensierata e piena di sorrisi.
Ora sorrido, pensando che forse quelle cose avresti dovuto dirmele adesso che sono così stupidamente influenzabile dalla società e dalle figure che essa ci impone, assurdamente irreali e irraggiungibili.
Mi ricordo quando mi facevi i disegni, o i ritagli col cartone. Eri bravo, ottimo maestro come lo eri stato quando eri giovane ed insegnavi alle elementari, passione che da bravo genitore hai trasmesso a tua figlia, mia madre, così come la tua pazienza coi bambini. Forse parte di quella l’ho ereditata anche io, o così mi dice lei.
Ci siamo allontanati nell’ultimo tempo: mi hai visto piccola e mi vedi ora, forse, più grande, diversa. Sono maggiorenne nonno, riesci a vederla ancora quella bambina che sorrideva quando la mattina prima di andare all’asilo veniva a casa tua, quella che cresciuta hai visto circondata da cugini più piccoli che faceva giocare? Quella che poi non hai più visto spesso, perché le cose vanno così: un giorno si cresce e si cambia, così come i propri bisogni, i propri interessi.
E’ così che mi sono allontanata, è così che non hai più potuto vedere tua nipote, scorta in qualche breve flash della sua giovane esistenza. Non l’hai vista maggiorenne, per poco, pochissimo.
Ma questa mattina, nonno, lei era lì.
Era lì per te, tra tutte quelle persone che hanno fatto parte della tua lunga esistenza.
Una giornata di sole ti ha accolto altrove. Ti ho visto per l’ultima volta, così diverso da come ti ho osservato in questo ultimo periodo di sofferenza. Sorridevi, eri elegante, sembravi più giovane, così simile alle foto che qualche giorno fa ho visto di te, e questo per me è stato bellissimo.
Mi hanno detto che eri molto sensibile, ti commuovevi facilmente. Anche quello l’hai passato alla mamma, sai? E lei l’ha passato a me, così estremamente fragile, dolore cristallino che non esita a rivelarsi al mondo quando meno vorrei. Ma oggi è diverso: non è solo dolore quello che vedi ora scorrere sulle mie guance. Il dolore è per noi che rimaniamo, ma sul mio viso c'è anche gioia per la tua liberazione dal dolore e dal peso della vita.
Ti rivedo e se osservi meglio, nonno, quel sorriso è per te.
appuntato da ShinyRose
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antiche memorie, sorrido, giornate di sole